Tecnica Molitoria

 

In continua ascesa i consumi nazionali di pizza

 

In occasione della Giornata Mondiale della Pizza dello scorso 17 gennaio sono stati diffusi i dati di Italmopa – Associazione Industriali Mugnai d’Italia – relativi ai consumi nazionali pro capite di questo amato testimone e simbolo nel mondo del Made in Italy che raggiungono circa gli 8 kg, un quantitativo significativo, anche se largamente inferiore al consumo registrato negli Stati Uniti, pari a circa 13 kg.

Secondo tali dati, il quantitativo di farina di frumento tenero destinato alla produzione di pizza e snack (focacce, torte salate…) ammonta annualmente, in Italia, a circa 350.000 tonnellate. Le attività di produzione (ristoranti, pizzerie, bar, gastronomie, take away) rappresentano tuttora circa l’80% dei consumi, mentre il settore surgelati copre il restante 20%. Una percentuale, quest’ultima, che registra da anni una crescita sostanziale, sia per la capacità di innovazione del comparto, sia perché i trend alimentari portano verso segmenti merceologici che fanno leva sul binomio qualità/facilità e rapidità di consumo.

Per quanto riguarda l’ingrediente principale, ovvero la farina di frumento tenero, Italmopa ricorda che non esistono regole universali per la produzione e ogni pizzaiolo è libero di sperimentare un proprio impasto, tenendo tuttavia presente che esso deve essere elastico e, allo stesso tempo, morbido e tenace. Un esempio? Nel caso della pizza napoletana STG – Specialità Tradizionale Garantita, il disciplinare di produzione prevede che la farina debba avere, tra l’altro: W compreso tra 220 e 380 – P/l tra 0,50 e 0,70 – Falling Number tra 300 e 400 – Proteine tra 11 e 12,5%.

Per quanto riguarda invece la pizza preferita, gli italiani non hanno dubbi: secondo un sondaggio effettuato dalla Doxa per conto di Italmopa, la margherita si aggiudica il primo posto, con il 57% circa delle preferenze, davanti alla Pizza Napoli (17%), quattro stagioni (8%), diavola (7%) e boscaiola (6%).

Con l’IGP di Gragnano cresce la filiera della pasta certificata italiana

 

Il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, ha annunciato l’approvazione di un pacchetto di azioni a sostegno della filiera grano pasta affiancandosi alle buone notizie che arrivano anche dal settore delle produzioni certificate DOP IGP.

La pasta certificata italiana ha finalmente la dimensione che si merita, dopo i grandi formaggi, i salumi e i vini DOP IGP, prende corpo una vera filiera garantita per uno dei grandi simboli del Made in Italy.

Sono infatti eccezionali i risultati per la Pasta di Gragnano IGP entrata nel registro delle Indicazioni Geografiche europee poco più di 5 anni fa. Grazie alle 21 aziende ad oggi riconosciute per la produzione IGP, la quantità di produzione annua certificata supera i 300.000 quintali nel 2017, con un andamento in crescendo per il 2018. Ma il dato più positivo lo fa segnare il valore alla produzione che nel periodo 2016-2017 ha visto un balzo del +7,2%. Notevole l’impatto dell’export che pesa sulle vendite per il 75% della produzione certificata. Grazie a questi risultati la Pasta di Gragnano IGP è l’11° prodotto assoluto per valore tra le DOP IGP italiane e il terzo tra quelli del Mezzogiorno (Fonte: Rapporto Ismea-Qualivita).

A garantire una crescita in linea con la storica qualità dei pastai di Gragnano, c’è CSQA Certificazioni che ha ottenuto dal Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo, l'Autorizzazione ad esercitare i controlli di conformità. Tra le novità del nuovo piano di controllo, approvato dal Mipaaft, un incremento sia delle attività ispettive che di controllo qualità, a garanzia delle produzioni certificate IGP.

“Il valore aggiunto dato dall'IGP e dall'imminente costituzione del Consorzio di Tutela – ha dichiarato il presidente dello stesso Consorzio, Massimo Menna ­– produrranno effetti sempre più positivi per la pasta di Gragnano. La collaborazione nata con l'ente certificatore CSQA va nella direzione di garantire sempre di più il nostro prodotto a tutela del consumatore, nostro prioritario obiettivo finale”.

Database globale su prodotti da forno e cereali

 

Research & Markets presenta IC Baked Foods & Cereals, un database di intelligence globale su prodotti da forno e cereali che offre informazioni sui 52 principali Paesi, presentando dati comparabili raccolti in 13 anni e previsioni per un quinquennio, fino al 2023, compresi valore e volumi delle vendite. Le informazioni proposte sono dati affidabili e granulari per ciascun Paese riguardanti una più ampia gamma di categorie di prodotto (pane; cereali da colazione; torte, pasticcini e torte dolci; biscotti dolci; prodotti di panetteria per la colazione; cracker e biscotti salati) e le vendite per canali di distribuzione dal 2010 al 2017.
Il mercato globale di prodotti da forno e cereali, che nel 2017 ha superato i 123.900 milioni di kg con una crescita stabile dell’1,9% nell’ultimo lustro, dovrebbe raggiungere il valore di 587 miliardi di dollari entro il 2023, crescendo con un CAGR del 4,2% durante il periodo di previsione.
A livello regionale, il mercato dell'Europa centrale e occidentale rappresenta oltre il 47% del consumo globale per volume. L'Europa centrale sta registrando un CAGR positivo nel periodo di previsione, mentre in quella occidentale si prevede che le vendite diminuiranno dopo un periodo di crescita lenta fino al 2017. Nell’arco temporale considerato l'Asia-Pacifico ha registrato il CAGR più veloce, pari al 4,5% durante il periodo di previsione, raggiungendo quasi l'Europa occidentale. L'Asia-Pacifico supera il Nord America nei volumi di vendita, mentre si prevede che lo raggiungerà quasi in termini di valore.
L'India e l'Indonesia hanno registrato un robusto CAGR, tasso che nel Sud America ha raggiunto il 7%, mentre la vendita unitaria si sta muovendo a un CAGR dell'1%. Medio Oriente e Africa hanno superato un volume di consumi di 8.324 milioni di kg nel 2017, dove l'Arabia Saudita è il mercato più significativo.

 

I biscotti crescono ad un ritmo costante

I biscotti dolci rimangono i prodotti da forno più diffusi nell'area Asia-Pacifico, che sta registrando il CAGR più veloce, pari al 7%, durante il periodo di previsione. Questa regione mantiene la testa della classifica mondiale per questa referenza, seguita dall'Europa occidentale e dal Nord America. I biscotti al glucosio, che rappresentano la tipologia con i prezzi più bassi del mercato in Asia, sono in declino mentre il segmento premium che include biscotti ripieni di crema, dolci e salutistici, ha registrato una crescita impressionante negli ultimi anni. I biscotti ricoperti di cioccolato hanno subito un calo delle vendite unitarie a livello globale, mentre i biscotti più ricchi hanno registrato una crescita notevole.
Si prevede che la regione Asia-Pacifico supererà il Nord America e l'Europa occidentale per diventare il più grande mercato per i prodotti di pasticceria entro il 2023.
L'America Settentrionale detiene la posizione dominante nel mercato globale della pasticceria con una quota di mercato del 15%, seguita da Asia-Pacifico ed Europa occidentale. Si prevede che il consumo di questi prodotti nell'area Asia-Pacifico supererà i 22 miliardi di dollari entro il 2023, con un CAGR del 6,3%. Il Medio Oriente e l'Africa hanno registrato il CAGR più rapido, pari al 6,5%, seguiti dall'Asia-Pacifico. In Nord America si è osservato un andamento piatto delle vendite di prodotti di pasticceria durante il periodo di previsione, dopo la forte crescita dei volumi nel quinquennio 2012-2017.

 

Espansione dei canali di vendita nei mercati emergenti

I supermercati/ipermercati coprono la quota dominante – il 45% del mercato – mentre le vendite al dettaglio online registrano il più rapido tasso di crescita. Le vendite di prodotti alimentari da rivenditori specializzati hanno toccato la quota di 165 miliardi di dollari nel 2017, in crescita del 20% rispetto al 2012. Il retail online è il canale in più rapida crescita a livello mondiale, con un CAGR del 4,7% nel 2012-2017, seguito da negozi di prossimità. La spesa online per i prodotti da forno sta crescendo a un ritmo più veloce in Europa occidentale, la regione che copre il 42% delle vendite globali al dettaglio online di prodotti alimentari e cereali al forno.

20 anni di World Pasta Day: consumi in crescita e sempre più global

 

Il World Pasta Day ha compiuto 20 anni. Secondo i dati elaborati da Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e IPO (International Pasta Organisation), che promuovono l’iniziativa, la produzione mondiale di pasta oggi sfiora i 15 milioni di tonnellate, in crescita del 3% rispetto all’anno scorso e vicina a “doppiare” i 9 milioni del 1998, con due costanti: allora come oggi l’Italia è prima al mondo nella classifica dei Paesi consumatori (con 23 kg di pasta pro-capite precediamo Tunisia con 17 kg e Venezuela con 12); quasi 1 piatto di pasta su 4 consumati nel mondo è fatto in un pastificio italiano.
Il mondo mangia quindi sempre più pasta italiana. Secondo elaborazioni di Aidepi, rispetto a 20 anni fa sono aumentati i Paesi destinatari (oggi quasi 200, +34%) ed è più che raddoppiata la quota export, da 740.000 a oltre 2 milioni di tonnellate, più della metà della produzione. Germania, UK, Francia, USA e Giappone si confermano i più ricettivi verso la pasta italiana anche nel 2018, con un incremento delle esportazioni tra il 6 e il 12% nei primi 6 mesi dell’anno, mentre le performance migliori dell’anno si registrano in Russia (+76%), Olanda (+29%), Arabia Saudita (+27%) e Australia (+16%).
Quest’anno la “capitale mondiale” dove è stato celebrato il World Pasta Day è stata Dubai, città-mondo, dove l’88% dei residenti è di origine straniera. Nella prossima sede di Expo 2020, centro nevralgico di turismo, commercio e ristorazione, la pasta guarda al suo futuro multiculturale con un evento a cui hanno partecipato 250 delegati tra pastai, istituzioni, rappresentanti della comunità scientifica, giornalisti e opinion leader del food, per raccontare gusto glocal, plus nutrizionali e sostenibilità della pasta.
Numerosi studi scientifici certificano l’importanza della pasta e dei carboidrati complessi in una sana alimentazione. Ma i pastai riescono ad intercettare tendenze trasversali legate a salute, benessere e sostenibilità, anche attraverso l’innovazione. Oggi c’è una pasta per tutti: integrale, biologica, senza glutine o con l’aggiunta di altri ingredienti, come legumi, spezie e superfood (ceci, lenticchie, curcuma, grano saraceno, sorgo, amaranto, teff...) e, naturalmente, formati della tradizione (giganti, trafile speciali...) per i segmenti più curiosi e per l’Ho.re.ca.
Ma il comparto non guarda solo ad innovazione, trend nutrizionali e mercato, si occupa anche dei bisogni reali. Secondo un rapporto congiunto delle Nazioni Unite, la fame nel mondo è tornata a crescere negli ultimi 3 anni, tornando ai livelli di un decennio fa e mettendo a rischio l'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile di Fame Zero entro il 2030: 821 milioni di persone soffrono la fame e oltre 150 milioni di bambini hanno ritardi nella crescita. Per questo, i pastai italiani e di tutto il mondo si sono impegnati nell’iniziativa benefica “The power of pasta”, con la quale verrà donato ad associazioni locali impegnate nella lotta contro la fame un quantitativo di prodotto sufficiente a realizzare circa 2 milioni di piatti di pasta.

Previsioni Fao al rialzo per la produzione cerealicola mondiale

 

La Fao ha alzato le sue previsioni per la produzione mondiale di tutte le categorie di cereali nel 2018, portandole a 2.601 milioni di tonnellate, principalmente in seguito all’aumento delle stime per la produzione di grano in Canada e Cina. Ciononostante, tale previsione rimane del 2,1% più bassa del livello record raggiunto nel 2017.
Si prevede che quest'anno la produzione mondiale di riso supererà il record di tutti i tempi, registrato l'anno scorso dell'1,3%, raggiungendo la quota di 513 milioni di tonnellate, secondo l'ultimo Bollettino Fao sull'Offerta e la Domanda di Cereali.
La produzione mondiale di frumento nel 2018 è prevista a circa 728 milioni di tonnellate, con un calo del 4,3%. Le colture di grano invernale, da raccogliere nel 2019, sono attualmente seminate nell'emisfero settentrionale; dato che nell'Unione europea, Stati Uniti e India i prezzi sono remunerativi, si prevede un possibile incremento delle semine.
La produzione mondiale degli altri cereali è prevista a 1.360 milioni di tonnellate, un calo del 2,2%; sono attualmente in semina nei Paesi dell'emisfero meridionale e le prime prospettive indicano un'espansione delle piantagioni di mais in Sud America.
La Fao prevede che il consumo di cereali nel mondo aumenterà dello 0,2% fino a raggiungere il record di 2.653 milioni di tonnellate, stimolato da maggiori quantità per i mangimi e per usi industriali, specie in Cina e Stati Uniti. L'uso di grano per il consumo umano pare che aumenterà dell'1%, mentre quello del riso dell'1,1%.
Si stima che le scorte globali di cereali alla fine del 2019 raggiungeranno quasi 762 milioni di tonnellate, circa il 6,5% al di sotto del loro livello di apertura record. Le scorte di cereali secondari, per la prima volta in 6 anni, caleranno, mentre quelle del grano si ridurranno del 4,5%, con i maggiori cali a carico dei principali esportatori. Le scorte mondiali di riso, al contrario, aumenteranno del 2,6% raggiungendo la quota di 176,6 milioni di tonnellate.
Il commercio internazionale dovrebbe scendere dell'1,1% dal livello record 2017/18, con una riduzione degli scambi sia di grano che di riso. Quello dei cereali secondari rimarrà vicino al livello record dell'anno scorso, con circa 195 milioni di tonnellate, con i volumi del mais in aumento e quelli del sorgo in declino.

DECRETO 9 maggio 2019, n. 72 Regolamento recante l'aggiornamento al decreto del Ministro della sanita' 21 marzo 1973, recante: «Disciplina igienica degli imballaggi, recipienti, utensili, destinati a venire in contatto con le sostanze alimentari o con sostanze d'uso personale», limitatamente agli a...

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Le farine di amaranto e legumi sono più ricche in proteine, minerali e vitamine rispetto alla farina integrale di grano oltre a essere senza glutine. Nello studio condotto da ricercatori dell’Illinois e pubblicato sul Journal of Food Measurement and Characterization (vol. 13, n. 2, pagg. 1440-1450, ...

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